Comunicare senza ferire

Durante la nostra vita quotidiana, quando siamo presi dallo stress, dai ritmi frenetici o dalle scadenze incalzanti, può accadere di perdere lucidità e non prestare attenzione al nostro modo di comunicare, sopraffatti da mille pensieri.

Sarà capitato a tutti di rimanere seccati davanti ad una risposta frettolosa o magari scontrosa del nostro interlocutore, ma quante volte ci chiediamo se siamo stati noi a porre la domanda nel modo o nel momento sbagliato? Quando abbiamo bisogno di qualcosa, magari dell'aiuto di un collega al lavoro, prima di rivolgergli la parola ci fermiamo ad osservare in che stato emotivo si trova? Appare nervoso? Oppure particolarmente concentrato e la nostra domanda in quel momento potrebbe distrarlo? Le nostre parole sono state scelte partendo dal presupposto che, quando abbiamo bisogno di aiuto siamo noi a doverci rivolgere all'altro con un atteggiamento e con parole chiare, non è lui quello tenuto a capire o addirittura a leggerci nel pensiero? Comunicare in maniera efficace non sempre può risultare facile e farlo in maniera empatica lo è ancora meno ma la buona notizia è che è possibile farlo, vediamo come.

A questo proposito ci vieni in aiuto il modello comunicativo della Comunicazione Non Violenta (CNV), anche nota come comunicazione empatica o comunicazione collaborativa. La CNV ci insegna ad essere in sintonia con noi stessi e con gli altri ottenendo quello di cui abbiamo bisogno. Il padre della comunicazione non violenta è stato lo psicologo Marshall Rosenberg che ha stabilito i quattro componenti essenziali della comunicazione empatica:


1) osservare le situazioni senza giudicare; 2) esprimere i propri sentimenti agli altri; 3) comunicare il nostro bisogno; 4) esprimere una richiesta chiara.


Vi riporto qui un video di approfondimento molto interessante sulla comunicazione violenta (che lui definisce "linguaggio sciacallo") e la comunicazione non violenta (che definisce "linguaggio giraffa" perché la giraffa è l'animale vivente sulla terra che ha il cuore più grande)


Un esempio nel quale tutti possiamo ritrovarci è la comunicazione sul posto di lavoro. Quante volte ci sarà capitato di non sopportare qualcosa di un nostro collega o di alterarsi con lui in una riunione? Cosa dovremmo fare se una persona non ci fa esprimere la nostra opinione, sovrastando la nostra voce e interrompendoci di continuo?

In base ai principi cardine della Comunicazione Non Violenta potremmo dirgli:


1) Carlo, è già la seconda volta che mi interrompi

2) quando fai così mi sento censurato e non ascoltato

3) vorrei che nella riunione ci fosse un confronto alla pari e fosse ascoltata la voce di tutti,

4) ti sarei grato se potessi aspettare che gli altri abbiano finito di parlare prima di prendere la parola.


Analizziamo ora la frase passo passo: al punto (1) abbiamo espresso un dato oggettivo: effettivamente siamo stati interrotti due volte, nessuno può dire che non sia vero. Ci siamo soffermati sui fatti, non abbiamo espresso una nostra idea, non abbiamo detto "Carlo, non mi fai mai finire una frase", l'uso dell'avverbio "mai" avrebbe sicuramente scatenato la reazione difensiva di Carlo. Nel punto (2) abbiamo espresso il nostro sentimento di frustrazione, il non sentirsi ascoltati, parlando dei nostri sentimenti e mostrandoci vulnerabili stiamo stimolando la parte empatica del nostro interlocutore. Nel punto (3) dichiariamo il nostro bisogno di confronto con gli altri per poi concludere (4) con una richiesta chiara esprimendo in maniera inequivocabile quello che vogliamo: non essere interrotti.

Ipotizziamo ora che sia tu la persona che sta interrompendo perché il tema discusso ti sta particolarmente a cuore e il collega ti rivolgesse la richiesta espressa sopra, sarebbe più o meno efficace di un "stai zitto/a per favore sto parlando io, grazie!"?

La comunicazione, e più in generale il tema della relazione con gli altri, è uno degli argomenti che possono essere affrontati durante i percorsi di coaching psychology, sia individuali che aziendali poiché comunicare in modo efficace è uno degli strumenti più importanti che il coaching psychology ci aiuta ad utilizzare per raggiungere i nostri obiettivi.

Se l'argomento ti ha appassionato, per ulteriori approfondimenti ti suggerisco la lettura del libro di M.N. Rosenberg - "Le parole sono finestre, oppure muri".

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